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Lunedì 22 febbraio, giornata euopea senz'auto, la facciata di Palazzo d’Accursio ha fatto da sfondo a “OmbreCiclabili”, una performance artistica realizzata da DiTraverso e Federico Ajello con proiezioni di luce liberamente ispirate alla bicicletta e alimentate dai “bicigeneratori”.

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Lo scopo è quello di rendere tangibile lo sforzo necessario per produrre quella che per la maggior parte delle persone è un concetto astratto: l’energia. Il gesto di premere un interruttore, o di accedere un elettrodomestico è diventato per noi automatico, e spesso non riflettiamo su tutto quello che si nasconde dietro quell’interruttore.

In realtà, con il semplice sforzo di premere il dito su un pulsante mettiamo un moto una complessa macchina che partendo dai pozzi di petrolio del medio oriente o dei mari del nord, o dai giacimenti di gas dell’Algeria o della Russia, passa attraverso petroliere, condutture e rigassificatori, per arrivare alle centrali elettriche, da dove esce da una parte l’energia che raggiunge le nostre case attraverso una complessa rete di cavi, e dall’altra anidride carbonica e altri gas tossici e climalteranti.

Chi sopporta quotidianamente lo sforzo necessario per produrre l’energia che consumiamo è il pianeta nel suo complesso. Attraverso il consumo di combustibili fossili che non si rinnoveranno e attraverso l’emissione di agenti inquinanti.

I bicigeneratori sono una macchina del tempo per tornare a quando la fonte principale di energia erano i muscoli dell’uomo e degli animali e le macchine erano mosse dalla fatica.

Perché è solo toccando con mano quanta fatica ci vuole per produrre 10, 100 o 1000 watt che possiamo imparare a farne un uso consapevole e accorto.

I bicigeneratori sono inoltre una provocazione che vuole far riflettere su come si possa produrre energia in molti modi diversi. Su come i combustibili fossili non siano la sola strada percorribile, e su come le nuove fonti energetiche vadano cercate nei posti più impensati, dai tetti delle nostre case che possono essere dotati di pannelli solari, ai crinali delle montagne su cui si possono installare pale eoliche.

Perché se vogliamo risolvere il “problema energia” dobbiamo abituarci ad una microgenerazione diffusa e polimorfa.